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Che cos’è il Digital Product Passport
Il Digital Product Passport (DPP) è un insieme di informazioni in formato digitale, specifico per un prodotto, consultabile tramite un supporto dati applicato sul prodotto stesso, sull’imballaggio o sulla documentazione: per esempio un codice QR.
Chi inquadra il codice accede ai dati che la normativa prevede per quella categoria. L’accesso è differenziato: un consumatore vede alcune informazioni, un riparatore o un riciclatore altre, le autorità di controllo tutte.
Lo scopo è rendere i prodotti più sostenibili e più facili da riparare, riusare e riciclare, dando a ogni attore della filiera i dati per farlo.
La base normativa: il regolamento ESPR
Il passaporto è previsto dal Regolamento (UE) 2024/1781 sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, noto come ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), in vigore dal 18 luglio 2024.
L’ESPR è un regolamento quadro: fissa i principi e lascia a successivi atti delegati della Commissione europea il compito di definire, gruppo di prodotti per gruppo di prodotti, i requisiti di progettazione e i dati che il passaporto deve contenere.
Questo significa due cose:
- non c’è un elenco unico di dati valido per tutti;
- non c’è una scadenza unica: ogni atto delegato stabilisce la propria data di applicazione, lasciando in genere alle imprese un periodo di adeguamento di almeno diciotto mesi.
Quali prodotti riguarda
L’ESPR si applica in linea di principio a quasi tutti i beni fisici immessi sul mercato dell’Unione. Sono esclusi, tra gli altri, alimenti, mangimi e medicinali.
La Commissione procede per priorità. Il primo piano di lavoro, adottato nell’aprile 2025, indica tra i gruppi di prodotto da cui partire:
- ferro e acciaio;
- alluminio;
- tessili, in particolare abbigliamento;
- mobili;
- pneumatici;
- materassi;
- diversi prodotti connessi all’energia.
Accanto all’ESPR, altre norme europee introducono passaporti digitali per categorie specifiche. La più avanzata riguarda le batterie: il Regolamento (UE) 2023/1542 prevede dal 18 febbraio 2027 un passaporto per le batterie dei veicoli elettrici, per le batterie industriali con capacità superiore a 2 kWh e per quelle dei mezzi di trasporto leggeri, come bici e monopattini elettrici.
Attenzione: il calendario dei singoli atti delegati viene aggiornato nel tempo. Per sapere se e quando la tua categoria è coinvolta, fai riferimento alle pubblicazioni ufficiali della Commissione europea e alla tua associazione di categoria. Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una consulenza legale.
Quali dati conterrà il passaporto
I contenuti esatti dipendono dall’atto delegato di ciascun gruppo. Il regolamento indica però le aree da cui verranno scelti.
| Area | Esempi di informazioni |
|---|---|
| Identificazione | Identificativo univoco del prodotto, codice commerciale, modello, lotto o serie |
| Operatore | Fabbricante, importatore, sedi di produzione |
| Materiali e sostanze | Composizione, sostanze che destano preoccupazione, contenuto riciclato |
| Durata e riparazione | Durabilità, riparabilità, disponibilità di ricambi, istruzioni di smontaggio |
| Impatto ambientale | Impronta di carbonio e ambientale, consumo di energia |
| Fine vita | Indicazioni per riuso, riciclo e smaltimento |
| Conformità | Dichiarazioni di conformità, documentazione tecnica, manuali e avvertenze |
Tre requisiti tecnici valgono per tutti: il passaporto deve basarsi su standard aperti, essere leggibile dalle macchine e restare disponibile per l’intero periodo previsto, anche se l’azienda che l’ha creato cessa l’attività.
Un’altra scelta lasciata agli atti delegati è il livello di dettaglio: il passaporto può riferirsi al modello, al lotto o al singolo pezzo.
Perché prepararsi adesso
Diciotto mesi sembrano molti. In realtà i dati richiesti dal passaporto, oggi, in gran parte delle aziende:
- sono sparsi tra ufficio tecnico, qualità, acquisti e fornitori;
- si trovano dentro documenti PDF, non in campi strutturati;
- in parte non esistono ancora, perché nessuno li ha mai chiesti al fornitore.
Recuperare la composizione dei materiali per tutto il catalogo, chiedendola a decine di fornitori, richiede mesi. È questo il lavoro che conviene anticipare.
Come prepararsi in sei passi
- Verifica se i tuoi prodotti rientrano tra i gruppi prioritari, e tieni d’occhio lo stato dell’atto delegato che ti riguarda.
- Metti in ordine gli identificativi. Ogni prodotto deve avere un codice univoco e stabile, come il GTIN, e devi sapere se riesci a tracciare lotti o numeri di serie.
- Fai l’inventario dei dati. Per ogni area della tabella: il dato esiste? Dove? In che formato? Chi ne è responsabile?
- Coinvolgi i fornitori. Chiedi oggi le informazioni su materiali, sostanze e provenienza, e inseriscile nei capitolati.
- Struttura i dati. Trasforma le informazioni contenute nei documenti in attributi con tipo, unità di misura e valori ammessi.
- Segui gli standard. Le specifiche tecniche del passaporto sono in corso di definizione a livello europeo: scegli strumenti che esportino i dati in formati aperti.
Il consiglio: parti da una sola linea di prodotto. Compilare l’inventario dei dati per dieci articoli mostra in pochi giorni quali informazioni mancano e chi le possiede.
Il ruolo del PIM
Un PIM non “fa” il passaporto, ed è bene diffidare di chi lo promette. Ma risolve la parte più laboriosa: avere i dati di prodotto in un unico posto, strutturati e verificati.
In concreto, un software PIM serve a:
- definire gli attributi richiesti, per famiglia di prodotto, con regole di validazione;
- collegare a ogni prodotto documenti e certificati;
- misurare la completezza: quali prodotti hanno già tutti i dati e quali no;
- tenere traccia delle modifiche, cioè chi ha cambiato cosa e quando;
- esportare i dati verso i sistemi che pubblicheranno il passaporto, tramite API o file.
Gli stessi dati, peraltro, servono già oggi per altri obblighi: le informazioni di sicurezza da mostrare nelle offerte online, per esempio, di cui parliamo nell’articolo su GPSR e vendita online.
Restano fuori dal PIM i dati che nascono altrove: le analisi ambientali, la tracciabilità di lotto, le informazioni dei fornitori. Il PIM li riceve e li collega al prodotto, ma non li genera. Su come i diversi sistemi si dividono i compiti c’è l’articolo su PIM, DAM, MDM e PLM.
In sintesi
Il Digital Product Passport non è un progetto informatico da avviare il mese prima della scadenza: è un lavoro sui dati. Le aziende che arriveranno pronte saranno quelle che hanno già un catalogo strutturato, con responsabilità chiare su ogni informazione.
Se vuoi capire quanto dista il tuo catalogo da questo obiettivo, puoi partire dalla guida su cos’è un PIM, oppure vedere in una demo come Sindesi organizza attributi, documenti e regole di completezza su una tua famiglia di prodotti.
Domande frequenti
Da quando è obbligatorio il Digital Product Passport?
Non esiste una data unica. Il regolamento ESPR è in vigore dal 18 luglio 2024, ma l’obbligo scatta per ogni gruppo di prodotti con uno specifico atto delegato, che indica anche la data di applicazione. Per le batterie di veicoli elettrici, industriali sopra i 2 kWh e dei mezzi di trasporto leggeri il passaporto è previsto dal 18 febbraio 2027, in base a un regolamento dedicato.
Il DPP riguarda anche le piccole imprese?
Gli obblighi dipendono dal prodotto, non dalla dimensione di chi lo immette sul mercato. Il regolamento prevede misure di sostegno per le PMI, ma una piccola impresa che produce o importa beni di una categoria coperta dovrà comunque fornire il passaporto.
Chi deve creare il passaporto digitale?
L’operatore economico che immette il prodotto sul mercato dell’Unione: di norma il fabbricante, oppure l’importatore se il fabbricante ha sede fuori dall’UE. Distributori e rivenditori devono verificare che il passaporto sia disponibile per i prodotti che vendono.
Un PIM basta per essere conformi al DPP?
No. Un PIM è il posto in cui riunire e tenere in ordine i dati di prodotto, che sono la base del passaporto. Servono però anche dati che arrivano dalla catena di fornitura e, a seconda del prodotto, da analisi ambientali, oltre a un servizio che pubblichi il passaporto secondo le specifiche tecniche previste.
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