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ETIM, GS1 o UNSPSC? Guida alle classificazioni di prodotto

La classificazione dei prodotti secondo ETIM, GS1, UNSPSC o ECLASS è una di quelle richieste che arrivano da un cliente importante, con una scadenza, e che nessuno in azienda sa bene come affrontare. Gli standard non sono alternativi tra loro: nascono in settori diversi e servono a scopi diversi. Capire chi te li chiede e perché è il modo più rapido per scegliere.

Team SindesiIl PIM italiano di FlexCode Aggiornato il 5 min di lettura
Indice dei contenuti
  1. 01A cosa serve una classificazione di prodotto
  2. 02I quattro standard a confronto
  3. 03ETIM: lo standard dei prodotti tecnici
  4. 04GS1: identificare e categorizzare
  5. 05UNSPSC: la lingua degli uffici acquisti
  6. 06ECLASS: l’industria
  7. 07Quale adottare: parti dal cliente
  8. 08Come classificare un catalogo in pratica
  9. 09Le classificazioni in un PIM
  10. 10Domande frequenti

A cosa serve una classificazione di prodotto

Ogni azienda organizza il catalogo a modo suo: per linea, per marchio, per stabilimento. Va benissimo all’interno, ma chi compra da cento fornitori non può imparare cento strutture diverse.

Una classificazione standard risolve il problema con due elementi:

  • un albero di categorie condiviso, in cui ogni tipo di prodotto ha un codice;
  • in alcuni standard, un elenco di caratteristiche per ogni categoria, con nomi, unità di misura e valori ammessi uguali per tutti.

Il risultato è che distributori, retailer e uffici acquisti possono caricare, confrontare e filtrare i prodotti di fornitori diversi senza riscrivere nulla.

I quattro standard a confronto

ETIM GS1 GPC UNSPSC ECLASS
Settori tipici Elettrico, termoidraulico, edilizia, utensili Largo consumo, retail, alimentare Tutti, prodotti e servizi Industria, automazione, manutenzione
Chi lo richiede Distributori e grossisti Retailer e grande distribuzione Uffici acquisti, enti pubblici Uffici acquisti industriali
Struttura Gruppi e classi 4 livelli, fino al “brick” 4 livelli 4 livelli
Caratteristiche tecniche Sì, dettagliate per classe Poche, per brick No Sì, dettagliate per classe
Scopo principale Descrivere il prodotto in modo confrontabile Categorizzare lo scambio di dati commerciali Analizzare e aggregare la spesa Descrivere e acquistare beni industriali

ETIM: lo standard dei prodotti tecnici

ETIM è nato nel settore elettrotecnico e si è esteso a termoidraulica, edilizia e utensileria. È gestito da ETIM International attraverso organizzazioni nazionali.

La sua particolarità è che non si limita a dire “che cos’è” un prodotto: per ogni classe definisce le caratteristiche da compilare, con unità di misura e valori ammessi. Per una lampada, per esempio: tensione, potenza, attacco, grado di protezione, temperatura di colore.

Tre aspetti pratici:

  • il modello è multilingua: le stesse classi e caratteristiche esistono tradotte, quindi il dato compilato una volta vale in tutti i paesi;
  • viene aggiornato periodicamente con nuove versioni, a cui i distributori chiedono di adeguarsi;
  • i dati si scambiano di solito in formati come BMEcat, un catalogo elettronico in XML.

Quando serve: se vendi a distributori e grossisti di materiale tecnico. È lo standard più impegnativo da compilare, ma anche quello che più migliora la qualità della scheda prodotto.

GS1: identificare e categorizzare

GS1 è l’organizzazione che gestisce i codici a barre. Offre due strumenti distinti, che conviene non confondere:

  • il GTIN (in Europa, il codice EAN) identifica il singolo articolo;
  • la GPC (Global Product Classification) lo categorizza in un albero a quattro livelli: segmento, famiglia, classe e “brick”, il livello più specifico.

La GPC è la classificazione di riferimento nel largo consumo e nello scambio di dati tra produttori e grande distribuzione.

Quando serve: se vendi alla grande distribuzione, ai retailer o su canali che usano i dati GS1. Il GTIN, in ogni caso, ti serve per quasi tutti i canali online.

UNSPSC: la lingua degli uffici acquisti

UNSPSC (United Nations Standard Products and Services Code) è una classificazione a quattro livelli, espressa in un codice di otto cifre, che copre sia prodotti sia servizi.

Non descrive le caratteristiche tecniche: serve a raggruppare la spesa. Un ufficio acquisti la usa per sapere quanto spende per categoria e per pubblicare richieste di offerta comparabili.

Quando serve: se partecipi a gare, lavori con grandi gruppi internazionali o con piattaforme di e-procurement che la richiedono. In genere basta indicare il codice corretto per ciascun prodotto.

ECLASS: l’industria

ECLASS è molto diffuso nell’industria manifatturiera, soprattutto nell’area di lingua tedesca. Come ETIM, associa a ogni classe un insieme di caratteristiche standardizzate; a differenza di ETIM copre trasversalmente molti settori industriali.

Quando serve: se i tuoi clienti sono aziende industriali che lo usano nei propri sistemi di acquisto, tipicamente nel settore dell’automazione, dei componenti e della manutenzione.

Quale adottare: parti dal cliente

La domanda giusta non è “qual è lo standard migliore”, ma “chi me lo chiede?”.

Vendi soprattutto a… Ti serve…
Distributori di materiale elettrico o termoidraulico ETIM
Grande distribuzione e retailer GS1 (GTIN e GPC)
Clienti industriali, soprattutto nell’area tedesca ECLASS
Enti pubblici, gare, grandi gruppi UNSPSC
Clienti finali su e-commerce e marketplace GTIN, più le categorie di ogni canale

Se nessuno te lo chiede ancora, il GTIN e una buona classificazione interna sono un punto di partenza sufficiente. Adottare uno standard “per sicurezza” senza un cliente che lo usi è lavoro che rischia di restare inutilizzato.

Come classificare un catalogo in pratica

  1. Chiedi le specifiche al cliente: quale standard, quale versione, quale formato di scambio.
  2. Assegna la classe a ogni prodotto, partendo dalle tue famiglie interne: spesso un’intera famiglia corrisponde a una sola classe.
  3. Mappa i tuoi attributi sulle caratteristiche dello standard. Molti li hai già, con un altro nome o un’altra unità di misura.
  4. Compila ciò che manca, cominciando dalle caratteristiche obbligatorie.
  5. Valida ed esporta nel formato richiesto.
  6. Pianifica gli aggiornamenti: gli standard cambiano versione, e le classificazioni vanno riviste.

Il consiglio: non creare un file separato per ogni standard. Classificazione interna, ETIM e categorie dei marketplace devono essere alberi diversi collegati allo stesso prodotto, altrimenti ogni modifica va ripetuta in ciascuna copia.

Le classificazioni in un PIM

Gestire più classificazioni in parallelo è uno dei compiti per cui un PIM è stato pensato. In un software PIM ogni prodotto appartiene a più alberi di categorie, e le caratteristiche richieste da uno standard si compilano una volta sola, a partire dagli attributi già presenti.

In Sindesi puoi gestire alberi di categorie paralleli, anche secondo ETIM e GS1, e la classificazione automatica con l’AI propone classi e valori da verificare. Per il settore elettrico e dell’illuminazione, nella pagina sul PIM per illuminazione e materiale elettrico trovi anche l’esportazione nei formati richiesti dai distributori.

Le classificazioni avranno un ruolo anche nel passaporto digitale dei prodotti: ne parliamo nella guida al Digital Product Passport. Se hai una richiesta di classificazione con una scadenza, in una demo possiamo partire da una tua famiglia di prodotti.

Domande frequenti

Devo adottare più di una classificazione?

Spesso sì. Un produttore di materiale elettrico può avere bisogno di ETIM per i distributori, di GS1 per i codici a barre e di UNSPSC per partecipare a una gara. Non è un problema se le classificazioni sono gestite come alberi paralleli sullo stesso prodotto, e non come copie separate del catalogo.

La classificazione ETIM è obbligatoria?

Non per legge. Lo diventa di fatto quando i distributori e i grossisti del tuo settore la richiedono per inserire i prodotti a catalogo: è il caso, in molti paesi europei, del materiale elettrico e termoidraulico.

Che differenza c’è tra classificazione e codice a barre?

Il codice a barre, cioè il GTIN, identifica un singolo articolo: quella lampada, in quel colore. La classificazione dice a quale tipo di prodotto appartiene: lampada da tavolo. Il primo serve a riconoscere, la seconda a raggruppare, confrontare e filtrare.

Quanto tempo serve per classificare un catalogo?

Dipende dal numero di prodotti e da quanto sono già strutturati i dati. Assegnare la classe è rapido; il lavoro lungo è compilare le caratteristiche richieste da ogni classe, soprattutto in ETIM. Gli strumenti di classificazione automatica riducono molto i tempi, ma i valori tecnici vanno comunque verificati.

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